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La città di Mantova

Le sue origini sono argomento di antiche leggende, che legano la nascita della città all’indovina tebana Manto, figlia di Tiresia, rifugiatasi su suolo italico dopo un lungo errare. Fermatasi in un territorio palustre, creò un lago con le proprie lacrime. Si narrava che l’acqua donasse capacità profetiche a chi la bevesse. Sulle sponde del bacino, Ocno, il figlio di Manto e Tybris, fondò una città che chiamò Mantua, in onore della madre.

In realtà, più che sulle sponde di un lago, Mantova sorse nei pressi del fiume Mincio che in quel punto allargava il proprio bacino sino a creare una palude. Solo nel XII secolo nacquero i laghi che circondarono l’abitato, grazie all’intervento dell’uomo. L’architetto e ingegnere idraulico Alberto Pitentino organizzò un sistema di difesa della città curando la trasformazione del Mincio in diverse conche, che permisero all’acqua di circondare completamente il centro abitato. I quattro specchi d’acqua formarono altrettanti laghi: Superiore, di Mezzo, Inferiore e Paiolo; rendendo Mantova un’isola. Nel XVII secolo una forte inondazione diede inizio a una rapida decadenza: il Mincio, trasportando i materiali solidi, trasformò i laghi in paludi malsane che resero alcune zone inabitabili. Per ovviare all’inconveniente fu prosciugato il lago Paiolo, a sud del centro urbano, così la città restò bagnata dall’acqua solo su tre lati – come una penisola – e assunse l’aspetto odierno.

Mantova conserva questa caratteristica di città fondata sulle acque, magica, dotata di una personalità elegante ed affascinante e, quando si scorge il suo profilo, la cupola argentata della cattedrale, le torri e i bastioni del castello, si resta sempre rapiti. I vicoli stretti e silenziosi, ancora oggi a misura d’uomo, trasmettono la dolce melanconia e il fascino di un tempo.

Mantova

Le radici della città sono simili a quelle di molti altri centri italiani. Fondata dagli Etruschi, abitata dai popoli della Gallia cisalpina e sviluppatasi sotto i Romani come colonia militare; Mantova si distingue per aver dato i natali a personaggi illustri, come il poeta classico Virgilio, Matilde di Canossa, la Gran Contessa, una delle donne più potenti della storia medievale europea. Nel Medioevo e, successivamente, nel Rinascimento, Mantova gioca un ruolo da protagonista nello scacchiere delle alleanze europee. Dopo essere stata parte nel VII secolo delterritorio longobardo, nel X secolo la città sperimentò un primo riassetto urbanistico sotto la famiglia Canossa, che all’epoca di Matilde, nel 1076, estendeva la propria influenza nella vasta area che comprendere Lombardia, Toscana e la regione storica dell’Emilia e della Romagna. Fu con i Gonzaga che tuttavia ebbe inizio il periodo di secolare splendore, durato quasi trecento anni (1328-1627), in cui Mantova diventò una delle principali corti rinascimentali d’Europa, capace di attirare artisti come Andrea Mantegna, Leon Battista Alberti e Giulio Romano. Ancora oggi è lo storico periodo dei Gonzaga a dare alla città le sembianze più preziose.

mantova piantina

Nel Settecento Mantova fu conquistata dagli austriaci che vi rimasero a fasi alterne sino al Risorgimento, portarono in città diverse novità, quali la fondazione dell’Accademia Teresiana, l’erezione del Teatro Bibiena, del Teatro Sociale e di molti dei palazzi austeri che hanno modificato le vie principali del centro cittadino. Le porte d’ingresso alla città, le mura, che ne fanno una cittadella fortificata sono i resti visibili dell’avamposto difensivo che Mantova divenne in quegli anni. Sulle terre di provincia vennero combattute molte battaglie contro l’esercito di Napoleone, che riuscì a conquistarla anche se non a lungo, per poi cedere di nuovo il territorio all’Impero austro-ungarico, fino al 1866, anno in cui la città fu annessa al nuovo Regno d’Italia. Il Risorgimento segnò la città con numerosi scontri e fatti che per importanza determinarono il destino d’Italia.


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Palazzo Ducale

Il Palazzo Ducale è stata la residenza principale dei Gonzaga, signori, marchesi e infine duchi della città di Mantova. Assunse la denominazione di Palazzo Reale durante la dominazione austriaca a partire dall’epoca di Maria Teresa d’Austria. Ambienti distinti e separati tra loro furono costruiti in epoche diverse a partire dal XIII secolo, inizialmente per opera della famiglia Bonacolsi successivamente su impulso dei Gonzaga. Fu il duca Guglielmo a incaricare il prefetto delle Fabbriche Giovan Battista Bertani perché collegasse i vari edifici in forma organica, così da creare, a partire dal 1556, un unico grandioso complesso monumentale e architettonico, uno dei più vasti d’Europa (34.000 m² circa), che si estendeva tra la riva del lago Inferiore e Piazza Sordello, l’antica Piazza di San Pietro. Morto Bertani nel 1576, l’opera fu proseguita da Bernardino Facciotto che completò l’integrazione di giardini, piazze, loggiati, gallerie, esedre e cortili, fissando definitivamente l’aspetto della residenza ducale. L’interno del palazzo è quasi spoglio, perché una volta impoveritisi, i Gonzaga dovettero vendere opere d’arte e arredi, parte dei quali furono successivamente sottratti da Napoleone, ma molte stanze sono ancora riccamente affrescate, come ad esempio la famosa Camera degli sposi.


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 Piazza Virgiliana

Piazza Virgiliana è una vasta area verde della città di Mantova, voluta nel 1797 dal generale francese de Miollis allo scopo di onorare il poeta latino Virgilio, a cui fu innalzato un monumento, inaugurato il 21 marzo 1801. Era costituito da un’alta colonna sulla cui sommità era posto un busto bronzeo del poeta. La sua collocazione era al centro della piazza Virgiliana come voluto dal progetto dell’architetto Pozzo. Tornata la città sotto dominazione austriaca, allo scopo di rendere possibili le esercitazioni militari, la colonna fu traslocata al margine, verso il lago di Mezzo nel luogo dove sorge il monumento attualmente esistente. Infine, nel 1821, la colonna virgiliana fu abbattuta per far spazio all’Anfiteatro Virgiliano progettato dall’architetto mantovano Giuseppe Cantoni. Il busto di Virgilio fu spostato per ornare il Palazzo Municipale.

Rio

 Rio

Importante testimonianza dell’epoca medievale, il Rio è un canale artificiale che il libero Comune fece realizzare da Alberto Pitentino, nel 1190. Per poter portare a termine quest’opera, che doveva regolare le acque dei laghi con salti di quota, furono prosciugate e bonificate le paludi tra la Civitas Vetus e la Civitas Nova. In questo modo il nuovo canale divenne un vero e proprio fiume che attraversava la città e che fu usato da commercianti e artigiani per il trasporto delle merci. Vi si affacciavano il macello (le Beccherie) e le Pescherie, che avevano bisogno di molta acqua per le loro attività.

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 Palazzo Cavriani

Dimora dei Marchesi Cavriani, l’edificio fu completamente ricostruito fra il 1736 ed il 1756, su progetto di Alfonso Torreggiani. All’esterno il pianterreno è caratterizzato da numerose finestre con robuste inferriate, mentre le finestre del piano nobile presentano coperture triangolari e a semiluna. Caratteristici sono anche i tre portali, che pur essendo diversi presentano caratteri comuni (le colonne, il capitello ed i pilastri). Superato il portale d’ingresso, si accede al cortile interno e ad uno splendido scalone d’onore che conduce al piano nobile. Quest’ultimo è dominato da un grande salone di ricevimento, decorato con stucchi e dipinti. Le varie sale del Palazzo sono decorate con una serie di affreschi, opera di Giuseppe Bazzani e dello Schivenoglia.

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 Villa di Bagno

Affascinante residenza ottocentesca immersa in un meraviglioso parco secolare. Dimora dei Marchesi Conti Guidi di Bagno, famiglia di nobili origini fiorentine stabilitasi a Mantova agli inizi del ’400.


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 Teatro Bibiena

Progettato da Antonio Galli Bibiena, tra il 1767 ed il 1769, il teatro a forma di campana è disposto su più ordini di palchetti lignei, i cui interni, a figurazioni monocrome, furono affrescati dallo stesso Bibiena. Il teatro incorniciato dalle statue dei mantovani illustri (Virgilio, Bertazzolo, Pomponazzo e Baldassarre Castiglioni) fu ufficialmente inaugurato il 3 dicembre 1769, dall’allora quattordicenne Wolfgang Amadeus Mozart, in un memorabile concerto, che ne profetizzò il fortunato destino. Il teatro, allora appena inaugurato, era ancora scintillante di ori e odoroso di intonaci quando il padre di Mozart scrive alla moglie il 26 gennaio: “Nella mia vita non ho mai visto nulla, nel suo genere di più bello”. Il magico Teatro affrescato dai briosi fregi rococò che introducono allo spazio teatrale, rapisce ancora oggi con la sua fastosità.


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 Corte Settefrati

Incantevole nucleo rurale del XII secolo, riportato all’antico splendore dopo un lungo restauro, Corte Settefrati si trova a Rivalta, nello splendido scenario del Parco del Mincio. La Corte, avvolta in una atmosfera d’altri tempi, deve il suo nome all’antica Chiesetta consacrata posta all’ingresso. Il primo documento che attesta l’esistenza di una chiesa dedicata ai Sette Santi Fratelli ubicata nel territorio di Rivalta è un atto di investitura del 1244 in cui si certifica che Don Giovanni, rettore della chiesa di S. Gervasio a Mantova, viene investito “de Cura Animorum in Ecclesia Septem Fratrum de Ripalta”.


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Palazzo d’Arco

Storica residenza mantovana dei conti d’Arco, rimasta così come la lasciò nel 1973 la contessa Giovanna d’Arco marchesa Guidi di Bagno, ultima erede della famiglia nobile di origine trentina, la quale volle destinare la propria dimora a museo, consentendo così ai visitatori di ammirare un patrimonio culturale di straordinaria ricchezza.

Il Palazzo, come oggi si presenta nella sua imponente facciata e nelle strutture interne, fu eretto fra il 1784 e gli anni immediatamente seguenti dall’architetto neoclassico Antonio Colonna per un ramo della casata trentina dei conti d’Arco. A Mantova la presenza e l’importanza dei conti d’Arco erano rilevanti già prima del Rinascimento. Nel 1740 un ramo della famiglia era venuta ad insediarsi stabilmente, avendo ereditato in questa città la dimora dei conti Chieppio, che si trovava nel luogo stesso in cui ora si erge la parte anteriore del Palazzo d’Arco. L’idea di una ricostruzione radicale dell’edificio dove avevano abitato i Chieppio si affacciò poco dopo il 1780 nella mente del conte Giovanni Battista Gherardo d’Arco. La bella facciata si ispira all’arte del Palladio. Mostrano soluzioni d’arte pure interessanti e solenni l’atrio d’ingresso, il cortile, lo scalone e gli ambienti interni. Nel secolo scorso e precisamente nel 1872 la proprietà corrispondente alla vecchia residenza dei Chieppio fu ampliata da Francesco Antonio d’Arco che acquistò dai marchesi Dalla Valle l’area situata al di là dell’esedra, che comprende il giardino e alcuni corpi di costruzione rinascimentale. Di notevole valore artistico e storico la pinacoteca. Interessante la cucina ottocentesca ricca di oggetti di rame. Al di là dell’inusuale esedra che chiude il cortile d’onore è visitabile il grande ciclo di affreschi della Sala dello Zodiaco opera di Falconetto degli inizi del XVI secolo.